Forti risparmi con la ricetta elettronica La ricetta elettronica per la prescrizione di farmacie e prestazioni sanitarie farà risparmiare circa due miliardi di euro al sistema sanitario nazionale. E questo già tra due anni, quando funzionerà a regime facendo 'viaggiare' in rete le richieste del medico che arriveranno direttamente sui computer di farmacisti e strutture sanitarie. Un 'tesoretto' cumulabile grazie alla riduzione della carta, oggi utilizzata per 550 milioni di ricette dal costo di un euro ciascuna, e grazie alle minori spese da errori: si stima, infatti, un taglio del 7-8% della spesa farmaceutica e specialistica - che vale circa 14 miliardi di euro - dovuta a sbagli di prescrizione e di gestione. A fare i conti Paolo Donzelli, direttore dell'Ufficio studi del Consiglio dei ministri, Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie, intervenuto ieri alla prima conferenza E-HealthCare, organizzata a Roma dalla casa editrice Edisef. L'obiettivo del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, è di archiviare definitivamente la ricetta 'classica' in due anni, ricorda Donzelli illustrando i dettagli del 'Piano eGov' 2012 per quanto riguarda la sanità. "L'innovazione digitale in sanità - dice l'esperto - può portare a un miglioramento del servizio, all'aumento dell'efficienza e al taglio dei costi". Tra gli interventi possibili, già in programma, la digitalizzazione dei certificati di malattia. Al bando minipacchetti sigarette Abolire la vendita dei pacchetti da 10 sigarette acquistabili con poco meno di due euro, "un prezzo troppo basso e 'invitante' per i più giovani, che pagano queste confezioni quanto una colazione al bar". A lanciare la proposta è stato ieri a Roma Piergiorgio Zuccaro, direttore dell'Osservatorio fumo, alcol e droga dell'Istituto superiore della sanità (Iss), partecipando alla presentazione di una mostra contro il tabagismo a villa Borghese. "Secondo i dati Doxa del 2008 - ha ricordato Zuccaro - in Italia 11 milioni di persone fumano, di cui un milione e mezzo di giovani tra i 15 e i 24 anni. Per combattere questa cattiva abitudine è necessario agire in due direzioni: aumentare l'efficacia delle campagne di sensibilizzazione e mettere in atto misure di carattere legislativo, innalzando per prima cosa il prezzo dei pacchetti da 20 sigarette a cinque euro. Occorre poi mettere al bando le miniconfezioni e chiudere i distributori automatici o vietarne l'uso ai minori di 18 anni". "Sono necessari inoltre - ha proseguito Zuccaro - interventi per innalzare il prezzo minimo delle sigarette. Chiaramente questi soldi non andrebbero nelle tasche delle aziende che producono tabacco, ma potrebbero essere utilizzati per istituire un fondo ad hoc per la lotta al tabagismo, come prevedono anche alcune proposte di legge in discussione al Senato". Secondo l'esperto, infine, "occorrerebbe inserire le terapie antifumo nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e rimborsare in parte o totalmente i farmaci che si sono dimostrati efficaci per smettere". Cinque salva cuore in uno Poter ridurre infarti e ictus grazie alla combinazione, in una sola pillola, di più farmaci indicati per il controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare. I vantaggi della polipillola, ancora tutti da dimostrare, sono anche quelli di migliorare l'aderenza alla terapia, ridurre i costi e la spesa sanitaria Secondo gli autori di uno studio di fase II che hanno vagliato una combinazione di 5 principi attivi a dosi fisse la via è percorribile. I componenti della polipillola sperimentata erano 3 antipertensivi a basse dosi: il diuretico idroclorotiazide, il beta-bloccante atenololo e l'ACE-inibitore ramipril, uniti ad acido acetilsalicilico (ASA) e simvastatina. Si sono scelti farmaci equivalenti, che associavano una ben dimostrata efficacia a un basso costo. Lo studio, randomizzato e in doppio cieco, è stato condotto in 50 Centri indiani, su 2.053 persone di 45-80 anni senza precedenti cardiovasculopatie e con almeno un fattore di rischio tra diabete di tipo 2, pressione oltre i 140/90 mmHg, obesità centrale, colesterolemia LDL alta o HDL bassa, fumo negli ultimi cinque anni. Il gruppo polipillola è stato confrontato con altri 8, cui venivano somministrati solo alcuni degli stessi principi attivi. I risultati hanno evidenziato una riduzione della pressione arteriosa in misura non inferiore a quanto ottenuto con i singoli componenti antipertensivi, con o senza ASA. Il colesterolo LDL invece è diminuito un po' meno di quanto ottenuto con sola simvastatina, un dato questo inatteso e che sembra in relazione al tasso di conversione della statina nella polipillola. Nella valutazione complessiva, si è calcolata con la polipillola una diminuzione di eventi cardiovascolari possibile del 50-60%: inferiore all'80% precedentemente stimato da altri studi, ma importante, rilevano gli autori, in soggetti apparentemente sani o ad alto rischio con livelli medi di fattori predisponenti. Quanto alla tollerabilità, quella della polipillola è apparsa simile a quella dei preparati somministrati agli altri gruppi. Complessivamente la polipillola ha dunque mostrato la fattibilità del principio per il quale si possono trattare pazienti con diverse categorie di farmaci contro il rischio cardiovascolare, anche se non hanno alcuni di questi fattori di rischio. Restano comunque molti punti da chiarire: come la praticabilità della strategia, valutata con studi di fase III, su periodi di osservazione più lunghi, l'approfondimento con trial ampi degli effetti sugli esiti (decessi, infarti, ictus). Punti di forza della polipillola sono comunque la semplicità d'uso e il costo contenuto, aspetti particolarmente importanti in paesi con minori possibilità di accesso alle terapie, ma validi anche in quelli avanzati, dove una buona parte di persone con fattori di rischio è sottotrattata. Un rischio da evitare però è quello di trascurare i due principali pilastri della prevenzione, l'alimentazione e l'esercizio fisico, dalla cui inadeguatezza generale dipendono queste patologie. Medico estetico solo con Master università Solo chi ha una formazione accademica ad hoc può fregiarsi ufficialmente del titolo di 'medico estetico'. Lo spiega Gianluigi Bertuzzi, presidente dell'Associazione italiana di medicina estetica (Aime) che avvia un'operazione 'trasparenza', offrendo la disponibilità a fornire i nomi dei professionisti che hanno conseguito uno specifico Master universitario (www.medicinaestetica.net). "Non c'è nessuna intenzione di dare giudizi sommari sulla professionalità e la bravura dei medici che si occupano di medicina estetica - precisa Bertuzzi - ma solo di fare chiarezza. La nostra è una battaglia di trasparenza e non vogliamo certo dare pagelle. Vogliamo solo chiarire che il titolo di 'medico estetico' è riservato a chi ha una formazione di tipo accademico nel settore".Per legge, infatti, ogni camice bianco abilitato alla professione può esercitare la medicina estetica. "Questo è assodato - dice Bertuzzi - ma in medicina i titoli qualificativi li rilasciano le università attraverso le specializzazioni". Per la medicina estetica, però, ad oggi non esiste una scuola di specializzazione. Per questo, conclude, "le università hanno istituito, negli anni passati, Master per una formazione accademica in questa materia. I Master rilasciano diplomi universitari ufficiali. E solo chi li possiede è ufficialmente 'medico estetico". Simg, misurare spesa che fa bene alla salute Verificare come incide sulla salute dei cittadini ogni euro speso per la sanità, misurando, per la prima volta in Italia, in modo preciso e dettagliato la qualità della spesa sanitaria pubblica e non solo la quantità. È l'obiettivo del progetto per la costruzione di un 'Modello di microsimulazione della spesa sanitaria italiana', frutto della collaborazione scientifica tra il Ceis Tor Vergata e la Società italiana di medicina Generale (Simg). Il progetto è stato presentato a Roma, durante il workshop internazionale 'Government output e productivity measurement: lessons from the international experience', organizzato dall'Ocse, dall'Istat, dal Ceis Tor Vergata e promosso dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Saranno i medici di famiglia, 'intermediari' della metà della spesa sanitaria italiana, il punto di partenza per capire come si spende nella sanità italiana. Il monitoraggio sarà realizzato su due milioni di pazienti, oltre 200 milioni di prescrizioni per test diagnostici e 160 milioni di prescrizioni farmaceutiche. "L'obiettivo principale del modello - spiegano Vincenzo Atella dell'università degli Studi Tor Vergata di Roma e Claudio Cricelli, presidente Simg - è quello di evidenziare i risultati in termini di salute dei pazienti per ogni euro aggiuntivo di spesa. Sarà inoltre possibile capire quale, tra le varie voci della spesa sanitaria, è la più efficace nel migliorare lo stato di salute della popolazione. I primi risultati ufficiali saranno disponibili a partire da luglio, anche se sarà necessario attendere la fine del 2009 perché il modello operi a pieno regime e possa essere utilizzato come strumento di valutazione della spesa e di molte politiche sanitarie nazionali e, soprattutto, regionali". Saranno disponibili analisi quantitative sui risultati delle cure (outcomes), gli output, i costi, la spesa e la produttività del settore sanitario pubblico italiano, attraverso l'utilizzo di dati relativi al paziente e al medico. Enpam finanzierà ricostruzione ospedale L'Aquila L'ente di previdenza dei medici pronto a finanziare la ricostruzione dell'ospedale di l'Aquila, gravemente lesionato dal terremoto che ha scosso l'Abruzzo il 6 aprile. Lo ha deciso all'unanimità il Consiglio di amministrazione dell'Enpam nella riunione di venerdì. "Ci sentiamo profondamente vicini - afferma il presidente dell'Enpam Eolo Parodi - alle popolazioni dell'Abruzzo colpite in maniera drammatica dal terremoto e vogliamo concretamente aiutare la rinascita di questa bellissima terra". Da qui la decisione, oltre ai contributi previsti dal Fondo assistenza per tutti i medici e odontoiatri che hanno subito danni, "di prenderci cura della ricostruzione dell'ospedale dell'Aquila. Sentiremo, con la massima sollecitudine, tutte le autorità competenti per concordare modalità e tempi di tale progetto". Si tratta, non nasconde Parodi, "di un impegno economico complessivamente rilevante, implementato anche da tutti i versamenti che gli iscritti devolveranno alla Fondazione con il contributo del 5 per mille previsto nella dichiarazione dei redditi". La proposta, conclude, è stata accolta "con ferma e piena condivisione da tutti i componenti del Cda, convinti come sono di dover aiutare, nell'enorme sforzo di ricostruzione, non solo i cittadini abruzzesi ma l'intero Paese". Farmacisti: inutile la corsa ai farmaci E' inutile e pericolosa la corsa ai farmaci per 'proteggersi' da un ipotetico rischio di influenza suina. Non è disponibile, infatti, nessun vaccino specifico e non è stato raccomandato l'impiego di antivirali. Attenzione dunque ai messaggi ingannevoli, soprattutto via Internet, che raccomandano l'uso di questo o quel medicinale. A mettere in guardia gli italiani è la la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi), che invita ad attenersi alle raccomandazioni del ministero del Welfare e rinnova la disponibilità dei farmacisti a collaborare con tutte le iniziative di informazione e comunicazione che il ministero vorrà attuare al riguardo. I farmaci "oseltamivir e zanamivir, spesso citati dai giornali in queste ore - si legge in una nota - non sono vaccini ma antivirali. E per ora, in Europa, nessuna istituzione sanitaria ne ha raccomandato l'assunzione in via profilattica. Infine, vista la confusione riscontrata in alcuni articoli di giornale che hanno definito 'antibiotici' i due farmaci antivirali, ricorda che nessun antibiotico è efficace contro i virus e che l'impiego scorretto di antibiotici genera soltanto pericoli per il singolo e per la collettività". "Raccomandiamo a tutti - ha detto il presidente della Fofi Andrea Mandelli - di mantenere la calma e di evitare l'uso improprio di farmaci senza indicazioni del medico. Mettiamo in guardia, soprattutto, dal dar credito a eventuali messaggi pubblicitari via Internet che sollecitino all'uso di questo o quel medicinale in funzione preventiva, fenomeno che si ripresenta a ogni emergenza sanitaria: dall'allarme antrace a quello per l'influenza aviaria". Mammografia su misura Uno screening, ritagliato sulla base della storia personale per contrastare al meglio un nemico giurato delle donne: il cancro al seno Non più quindi un esame standard - la celeberrima mammografia - fra i 50 e i 69 anni d'età come avviene oggi, bensì uno screening che tenga conto della storia personale di ciascuna donna, dividendole in tre categorie di rischio (normale, medio, altro). Resta invariato l'iter per chi non presenta i cosiddetti fattori critici, ad esempio presenza di uno o più casi di neoplasia al seno in famiglia, particolari caratteristiche della mammella, sovrappeso e l'aver o meno avuto figli. Per tutte le altre donne, invece, andranno previste corsie preferenziali e l'uso di strumenti più sensibili per stanare il tumore, come la mammografia digitale. E non è tutto. Per combattere la neoplasia più temuta dal gentil sesso lo screening verrà esteso anche alle 40enni e alle over 70. E' questa una delle misure messe a punto dagli addetti ai lavori chiamati a raccolta dal ministero del Welfare per riscrivere la mappa degli screening per la diagnosi precoce dei tumori. Ad annunciarla è lo stesso relatore della Commissione ministeriale prevenzione e screening Alessandro Del Maschio, del San Raffaele di Milano, nel corso dell'International Meeting on New Drugs in Breast Cancer all'Istituto Regina Elena di Roma. "Lo screening ha consentito di ridurre del 50% la mortalità, ma ora è arrivato il tempo di rinnovare i criteri - spiega Francesco Cognetti, direttore dell'oncologia medica A del Regina Elena e presidente del convegno che si è svolto venerdì e sabato a Roma che vede riuniti 300 fra i massimi esperti mondiali - Le nuove indicazioni sono ormai condivise dal mondo scientifico, e sono già allo studio della Commissione. La proposta di Del Maschio diventerà al più presto operativa". Una misura che mira a ridurre le 12 mila vittime che il tumore del seno causa ogni anno nel nostro Paese su 38 mila nuovi casi. La diagnosi precoce è una delle armi più affidabili di cui disponiamo per sconfiggere la malattia. Con una sopravvivenza che si attesta al 98% se si interviene nei primissimi stadi. La chirurgia italiana è una delle più efficienti al mondo, con picchi di eccellenza in settori come trapianti, robotica e laparoscopia. Eppure negli ultimi dieci anni si sono moltiplicate (+184%) le denunce per malasanità da parte di pazienti appena operati A segnalare il dato sono gli esperti della Società italiana di chirurgia (Sic), riuniti ieri a Roma per presentare il congresso di primavera della Sic, in programma a Chieti venerdì e sabato. Il dato, lamentano i chirurghi, è paradossale "se pensiamo che la stessa Oms riconosce a livello internazionale il grado di eccellenza raggiunto dalla chirurgia italiana". Al medico col bisturi viene spesso attribuita la responsabilità di disservizi e carenze degli ospedali, nonostante sia stata sottratta loro la possibilità di gestire risorse umane e materiali, pertinenza esclusiva degli amministratori, evidenziano. "Ma se pensiamo che 9 medici su 10 che subiscono una denuncia vengono poi assolti - sottolinea Enrico De Antoni, presidente Sic - forse chiariamo meglio la situazione. E' assurdo che nel nostro Paese ci sia una legislazione che scarica sul singolo medico ogni responsabilità per qualsiasi evento della 'catena di montaggio', nonostante nella situazione attuale il medico sia assolutamente assente da posizioni direttive". I dati della Sic sono chiari: nel corso della propria vita professionale, 8 medici su 10 riceveranno una richiesta di risarcimento e molti di loro incorreranno in un processo giudiziario, accusati ingiustamente di malpractice. Un terzo dei chirurghi, inoltre, passerà la propria carriera sotto processo. Il costo delle assicurazioni personali per colpa professionale è salito negli ultimi anni del 300%, mentre le compagnie assicurative - termina la Sic - arrivano oggi ad incassare circa 500 milioni di euro per i premi nel settore sanitario.
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